Anfiteatro romano

Edificato tra I sec. a.C.- II sec. d.C. in seguito alla guerra sociale e al successivo insediamento di una colonia da parte di Silla. Venne distrutto dai Sanniti nell’ 87 a.C. poi fu ricostruito; sicuramente era accessibile nel medioevo , a conferma di questo dato, nell’arena sono state ritrovate delle tombe di quell’epoca.

Si ipotizza che l’anfiteatro veniva allagato con le acque del vicino fiume Clanio in occasione delle rappresentazioni delle battaglie navali (naumachiè).

Fu portato alla luce nel 1976, ubicato nella zona di San Pietro nell’immediata periferia della città. Per grandezza e periodo di costruzione è paragonabile a quello di Pompei, è tra i più antichi della Campania.

Realizzato in “opus reticulatum” di tufo, ha forma ellittica e a doppia arcata, contrariamente ad altri anfiteatri non presenta cunicoli o sotterranei.

Presenta dei piccoli tempietti dedicati ad Ercole dove si fermavano a pregare i Gladiatori prima dei combattimenti in arena.

A quest’ultima si accedeva attraverso due porte principali: “porta triumphalis” orientata verso la città; “porta libitinensis” dalla quale venivano portati via i Gladiatori morti. La terza porta era riservata ai giudici di gara.

L’anfiteatro presenta una lunghezza di 60 m ca. ed una larghezza di 35 m, forma ellittica ed a doppia arcata, viene edificato tra il I sec. A.C. ed il I sec. D.C. sui resti di abitazioni sannitiche.

Dell’antico sito si conservano strutture in opus reticolatum. In corrispondenza del lato sud-orientale, l’anfiteatro si appoggia in parte alle mura della città del II sec. A.., di cui è ancora visibile la cortina interna in opus incertum; dei tre ordini della “cavea”, oggi sono visibili i primi due (inferiori e centrali), con alcuni sedili in tufo.

Della “summa cavea” rimangono solamente poche tracce sui lati sud ed est, mentre la cavea si presenta diversa in tre settori: “moeniana”, divisi da corridoi di appoggio in senso orizzontali; “praecintiones” e “baltei”, questi ultimi muri di divisione in senso verticale. Ad essa era possibile accedere attraverso del “vomitoria” dispositi sull’asse maggiore dell’ellisse.

All’arena, situata al di sotto del piano di calpestio circostante, si accedeva attraverso due monumentali porte: la “porta triumphalis”, orientata in direzione della città, da dove accedeva la massima autorità o coloro ai quali dovevano tributare onori e, dal lato opposto, la “porta libitinensis” dalla quale venivano portati via i gladiatori morti in combattimento.

Quest’ultime sono dotate di un corridoio coperto a volta e fiancheggiato da ambienti adiacenti delimitati da strutture murarie in opera cementizia con paramento in reticolato.

Una terza porta, più piccola nella dimensioni è, probabilmente, riservata ai giudici, si apri sul lato ovest; di fronte ad essa di evidenzia un ambiente con tracce di un’edicola riservata ad un dio, probabilmente Ercole, al quale i gladiatori si raccomandavano in preghiera prima del combattimento.

Nel podio si può notare che, intorno al IV secolo d.C., viene iniziata la costruzione di stalle per bestie che risulta incompiuta.

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