Avella

Avella, cittadina osca, etrusca, greco-romana, lungo la riva sinistra del fiume Clanio, vanta bellezze paesaggistiche e un prezioso patrimonio culturale.

Virgilio celebra l’abbondanza della frutta: “Et quos maliferae despectant moenia Abellae”; (Eneide VII, 740) e quindi il termine potrebbe provenire dal toponimo indoeuropeo abblona, apfer, apple (città delle mele). Altri sostengono la sua origine dal latino aper, cinghiale, che popola le montagne avellane e raffigurato anche sullo stemma civico insieme a tre monti.

La presenza umana nel territorio è accertata dalla preistoria.

Entrata sotto la protezione di Roma già nel 339 a.C. come Civica foederata Abella” riceve da M. Claudio Marcello una costituzione oligarchica, mantenendo il suo ordinamento interno basato sul potere del senato.

La città viene distrutta durante la guerra sociale (91-89 a.C.) condotta dai confederati italici, che rivendicano il riconoscimento dei diritti civili. Rimasta fedele a Silla vediamo i Sanniti di Nola incendiare la città nell’87 a.C.

Si oppone a Silla nel corso della guerra civile, ma domata la rivolta, viene dedotta ad “Abella”, così come a Nola e a Pompei, una colonia da parte di Silla. Ad “Abella” sorgono fin dall’età tardo-repubblicana edifici pubblici e vengono ricostruiti quelli privati.

Viene dotata anche di terme, andate completamente distrutte.

Nel tardo impero, vi sono tre decumani. Successivamente, la città viene saccheggiata dal Visigoti guidati da Alarico nel 410 d.C. e poi da Genserico, nel 455.

Caduta sotto il dominio dei Goti, diviene longobarda sotto Siginolfo. Assalita nell’884 dai Saraceni, viene quasi distrutta dagli Ungari nel 937. Nell’XI secolo è sottratta al dominio dei principi longobardi di Salerno dai conti normanni di Aversa, divenendo feudo inizialmente nelle mani del cavaliere Turoldo Musca, che assume più tardi il cognome D’Avella, mantenendo per secoli il possesso della città.

Nel 1356 il feudo passa nelle mani di Amelio Del Balzo e dal 1380 al 1410 appartiene alla famiglia Jamvilla. Successivamente diventa proprietà di Ladislao Durazzo finché Giovanni II, nel 1427, lo concede a Sergianni Caracciolo, morto nel 1432.

Quindi è nelle mani di Raimondo Orsini, conte di Nola, la cui famiglia diviene proprietaria del territorio fino al 1534, anno in cui Avella diventa dominio dei Colonna.

Il 1552 è la volta di Pietro Spinelli.

Nel 1578 è nelle mani di Ottavio Cattaneo e nel 1604, il feudo passa nelle mani dei Doria del Carretto che ne rimangono proprietari fino all’eversione della feudalità nel 1806.

L’asetto geomorfologico della Valle del Clanio

Posizionata al margine della Piana Campana, la Valle del Clanio costituisce una depressione morfostrutturale orientata NE_SW come molte altre strutture presenti in questo settore dell’Appennino campano.

Ciò è connesso all’assetto strutturale che vede, nella gran parte dei rilievi presenti, la costituzione delle tipiche sequenze calcaree deformate e smembrate in blocchi monoclinalici durante le fasi tettoniche a carattere compressivo mio_pleistoceniche.

Di conseguenza l’assetto morfologico è caratterizzato da versanti tipicamente di faglia e di strato rispettivamente presenti nei settori settentrionali e meridionali della Valle.

I processi morfogenetici hanno profondamente elaborato e modificato le superfici dei blocchi e possono essere riconosciuti nei lembi relitti delle superfici spianate e delle dorsali carbonatiche. Però sono soprattutto le piane pedemontane ed i versanti che mostrano significativi segni di una evoluzione, in cui i processi di erosione si sovrappongono e si integrano con quelli di deposizione indotti dalle attività vulcaniche dei Campi Flegrei e del Somma Vesuvio.

A questo punto è giusto ricordare l’importanza della stratificazione archeologica che in realtà è l’amalgama dei modelli naturali di erosione e deposito intrecciati con alterazioni del paesaggio  effettuate dall’uomo mediante scavi ed attività edilizie.

La stratificazione archeologica è pertanto composta di depositi ed interfacce solitamente in eguale proporzione, ma spesso le interfacce sono più numerose.

Le analisi geomorfologiche svolte, hanno riconosciuto nell’area della Valle del Clanio la presenza di depositi di conoidi detritiche connesse all’erosione dei versanti carbonatici, quest’ultimi formano i livelli basali di riempimento della vallata, sovrapposti si rinvengono depositi di origine vulcanoclastica, sia in posto, sia rielaborati, connessi alle fasi eruttive di tipo esplosivo che hanno caratterizzato le attività dei Campi Flegrei e del Vesuvio negli ultimi 150.000 anni.

Come insegna la letteratura in materia geologica, nel settore della Piana Campana, in cui insiste la Valle del Clanio, possono riconoscersi oltre che i depositi della formazione dell’ignimbrite campana, anche relitti di eruzioni più antiche, con età superiore a 33.000 dal presente, così come i depositi connessi alle più importanti eruzioni vesuviane, quali quelle di Sarno ( 22.000 anni dal presente), o di Mercato ( 8.000 anni), o di Avellino ( 3.500 anni).

I successivi depositi, prevalentemente dovuti alle eruzioni del Somma_Vesuvio, si sono ulteriormente sovrapposti creando delle coltri piroclastiche tipicamente stratigrafiche.

La presenza dei materiali piroclastici ha prodotto suoli di alta fertilità consentendo lo sviluppo di un’estesa copertura vegetale ed un’ampia attività forestale.

Non è da sottovalutare, al contempo, l’estrema fragilità del sub strato carbonatico posto in notevole pendenza che favorisce lo sviluppo di fenomeni di erosione e di frana, in merito va ricordato che già nell’età vicereale si effettuavano interventi lungo i versanti e lungo il corso d’acqua per evitare i fenomeni di alluvionamento.

Abella tra Paleolitico ed età del bronzo

 

Ritrovamenti per lo più sporadici, di manufatti litici e ceramici raccontano la più antica storia dell’area avellana e documentano una continua presenza umana, stabilitasi in questo territorio per le ricche risorse geoambientali ( acque copiose, terrazzi soleggiati, valli strette e protette) e soprattutto per la posizione strategica prossima alla via naturale che collega la Piana Campana con le aree montane del Sannio irpino attraverso il passo di Monteforte.

In questo settore la complessa sequenza d’occupazioni antropiche è scandita da eventi catastrofici specialmente eruzioni vulcaniche, le cui tracce sono ben leggibili nelle stratigrafie aperte da lavori di sbancamento.

Tutta la zona è condizionata dal percorso del Clanio, fiume una volta ricco d’acqua e di grande rilevanza nel quadro del popolamento dell’area.

E’ verosimile che, fino all’età del bronzo antico, il corso del fiume abbia avuto un andamento del tutto diverso da quello attuale. L’analisi litografica, con le ricostruzioni idrogeologiche ed il supporto di documenti storici, hanno consentito di ricostruire il naturale deflusso delle acque superficiali dai massicci carbonatici di Avella verso il mare e come ne sia stato modificato lo stesso andamento con l’instaurarsi di un nuovo spartiacque superficiale per effetto dell’eruzione di Avellino ( 3.500 anni fa).

Sembra dunque che in età paleolitica il fiume Sebeto abbia coinciso con l’alveo del fiume Clanio nella parte  napoletana fino all’eruzione delle pomici di Avellino.

Le testimonianze archeolgiche

 

Finora solo nella parte montana del fiume  (Valle del Sorroncello) sono emerse testimonianze archeologiche relative alla presenza dell’uomo successiva alla messa in posto delle due grandi eruzioni ignimbritiche flegree (tufo grigio campano, tufo giallo napoletano), collocabili nei 33.000 e 12.000 anni fa.

A questo periodo del paleolitico superiore va riferito l’accampamento all’aperto ritrovato sulla dorsale sovrastante il vallone di San Michele in località Caravatta, in cui i nuclei e gli scarti di lavorazione sono piuttosto abbondanti , invece più scarsi sono i resti di strumenti su lame di selce locale (bulini, dorsi, grattatoie, lame) .

E’ chiaro che l’assenza di indagini accurate lascia questi documenti isolati, si augura che future ricerche nelle grotte e nei ripari sotto la roccia dei Monti di Avella_Partenio e lungo la Valle del Sorroncello potranno arricchire il quadro della più antica frequentazione del territorio.

Le varie eruzioni dell’area flegrea e del complesso vesuviano hanno ricoperto a più riprese la piana campana creando a lungo problemi all’ambiente e rendendola poco ospitale, ma non si esclude che sotto le coltri di cenere e pomici insistano insediamenti primitivi neolitici.

Al periodo neolitico avanzato ( seconda metà del IV millennio a.C.) appartiene un villaggio individuato in località Fusaro da dove provengono materiali attribuibili alla cultura di Diana_Bellavista, altre evidenze riferibili a questo periodo provengono dalla località Mulino 

Sant’Antonio più a monte sulla riva destra del Clanio dove il taglio di una carrareccia di montagna, che sale dal fondovalle del Clanio verso il Ciesco della Rosa raggiungendo il ripiano elevato di Fontana Pianure, mise in luce una precisa successione stratigrafica con livelli di pomici vulcaniche e livelli umidificati con carboni ed abbondanti materiali ceramici , litici e faunistici.

Recentemente in località Purgatorio, all’imbocco dell’agro avellano, è stato individuato un insediamento eneolitico ed è rinvenuto nel paleosuolo ricoperto da un’eruzione ( si presume di Agnano_ Monte Spina) ,  numeroso materiale ceramico con decorazione embricata ecc.

In località Fusaro le successioni stratigrafiche rivelano la lunga storia del sito, al di sopra dei livelli riferibili al tardo neolitico, ricoperti dallo strato eruttivo dell’eruzione flegrea, si stendeva su un’ampia area l’insediamento del bronzo antico a sua volta ricoperto dal livello delle “pomici di Avellino”. A questo insediamento sono collegabili anche altri due insediamenti particolari  per la loro ubicazione. Il primo, posto su un terrazzo del fiume Clanis nel Vallone del Sorroncello, in prossimità del ponte medievale e di alcune grotte che hanno restituito  vari frammenti tra cui una tazza carenata sotto il livello delle pomici di Avellino.

La diffusa presenza sul territorio della Facies non è dovuta alla casualità delle scoperte, ma è coerente con precisi dettami geomorfologici  ed ambientali poiché era privilegiata la vicinanza ad importanti vie di passo, sia pedemontane, sia fluviali. Conseguono siti ben posizionati geograficamente, tali da rispondere agli interessi agricoli e di orientamento ad un’economia pastorale basata sull’allevamento brado e sulla transumanza a piccolo raggio presumibilmente stagionale.

Abella Romana

Edificato tra I sec. a.C.- II sec. d.C. in seguito alla guerra sociale e al successivo insediamento di una colonia da parte di Silla.  Venne distrutto dai Sanniti nell’ 87 a.C. poi fu ricostruito; sicuramente era accessibile nel medioevo , a conferma di questo dato, nell’arena sono state ritrovate delle tombe di quell’epoca. …

Palazzi

Il Castello medievale è detto anche ” Castello Longobardo”, “Castello Normanno”, “Castello di San Michele” . Nella sua tipologia è tra i più conservati dell’Italia meridionale. Costruito, secondo la tradizione sulle rovine di un antichissimo tempio pagano consacrato ad Ercole. La sua posizione strategica aveva un …

Chiese

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Ospitalità

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