Cippus Abellanus

Il Cippus Abellanus è un’importante testimonianza per la storia dell’epigrafia italica.

Si tratta di una lastra di pietra calcarea, alta 192.5 cm, larga 55 cm e spessa 27.5 cm. Si può esprimere una datazione intorno al II secolo a.C., probabilmente di età postgraccana (120-110 a.C.)

Il Cippus presenta un’iscrizione in lingua osca sui due lati principali della pietra: i testi sono indicati con le lettere A e B, alte in media cm. 3.5. L’alfabeto utilizzato è quello sannitico di tipo evoluto, con ampio impiego di legature, specialmente nel lato B.

Vi sono segni divisori puntiformi o a forma di croce ed una spaziatura più ampia del solito che indica talvolta l’inizio di un nuovo comma.

Il testo riguarda il trattato stipulato tra le città di Avella e Nola per la regolarizzazione dell’uso comune delle aree circostanti e del Tempio di Ercole, collocato a confine del territorio di appartenenza alle due città, e la spartizione di un tesoro.

L’atto risulta stipulato tra due “meddix” (magistrati) e descrive i confini del santuario, le sue proprietà, la regolamentazione edilizia all’interno e all’esterno del recinto sacro, indicando anche il confine tra i territori delle due città.

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